Segnalazioni editoriali

G. Carpi, Russia 1917. Un anno rivoluzionario, Carocci, Roma 2017

La Russia si affaccia all'anno 1917 nel pieno di un'emergenza sociale ed economica, della disgregazione delle classi dirigenti e di un catastrofico andamento della guerra. In febbraio crolla lo zarismo, ma nessuna delle questioni ereditate dal passato è risolta: proprietà della terra, rapporti di lavoro, autodeterminazione delle nazioni dell'impero, uscita dal conflitto bellico. Durante l'anno, le aspettative delle classi sociali si mostrano sempre più distanti tra loro, scatenando crisi di violenza crescente, seguite da tentativi sempre più velleitari di gestione condivisa del potere. Soltanto Lenin coi suoi bolscevichi - assieme a Trockij e a eroiche "irregolari" come Aleksandra Kollontaj e Larisa Rejsner - saprà incanalare la forza sovversiva delle masse, iscrivendola in un disegno complessivo di trasformazione in senso socialista dello Stato russo e, in prospettiva, dell'umanità intera.


L. Canfora, Pensare la Rivoluzione russa, Stilo Editrice, Bari 2017

AA.VV., Falce senza martello. Racconti post-sovietici, a cura e traduzione di G. Marcucci, Stilo Editrice, Bari 2017

Raccolta di racconti russi contemporanei che accoglie alcune fra le più interessanti 'giovani' voci del panorama letterario attuale, autori nati tra gli anni Settanta e Ottanta e affermatisi all'inizio dei Duemila. Pur avendo origini differenti scrivono tutti nella stessa lingua, alcuni in una forma più breve, altri tendendo al racconto lungo. Il loro sguardo – sul passato in particolare – talvolta è simile, talvolta possiede sfumature diverse, ma ciascuno di loro trasporterà il lettore, attraverso temi universali, in luoghi dentro e oltre la Russia, in un viaggio affascinante che non potrà lasciarci indifferenti.


A. Griboedov, Che disgrazia l'ingegno, a cura di M. Caratozzolo, Marchese editore, Napoli 2017

Aleksandr Andreevič Čackij, giovane acuto e brillante dell'alta società russa, torna a Mosca dopo un viaggio di tre anni e si reca subito dall'amata Sofija, che vive con il padre vedovo Famusov ed è ormai innamorata dell'ossequioso segretario Molčalin, ora stabilitosi in casa loro. Questo è l'inizio di un grande classico della letteratura russa, la commedia Gore ot uma (Che disgrazia l'ingegno, 1825) di Aleksandr Griboedov. Si tratta di un'opera che non può temere confronti per la bellezza dei versi, l'acutezza delle trovate teatrali, l'attenzione ricevuta dalla critica e il riflesso prodotto sulla successiva letteratura e sulla moderna lingua russa: un gioiello che rivive ora in una nuova traduzione italiana, accompagnata dal testo a fronte.


Konstantin Baršt, Disegni e calligrafia di Fëdor Dostoevskij. Dall'immagine alla parola, prefazione di Stefano Aloe, Edizioni Lemma Press, Bergamo 2017

Un'opera unica nella storia dell'editoria: i taccuini di Dostoevskij, in parte inediti assoluti, riprodotti per la prima volta in dimensioni originali e con totale fedeltà cromatica. Oltre 200 illustrazioni, 150 manoscritti dell'autore ricoperti di ritratti, architetture "gotiche", arabeschi e prove calligrafiche. Con un saggio del loro più autorevole studioso, Konstantin Baršt: un affresco della vita e della creazione dostoevskiana, ricco di informazioni, piacevole e rigoroso, destinato agli appassionati, agli esperti, a chi vuole scoprire il grande romanziere russo.

2016

AA.VV., Cultura e ideologia nei vocabolari. Lessicografia italiana e russa a confronto, a cura di A. Bonola, M.C. Gatti, EduCatt, Milano 2016

Uno degli obiettivi di questo libro è dunque mostrare che le parole, per il fatto stesso di circoscrivere concetti, interpretano la realtà, veicolano un certo modo di vederla e, dunque, una certa cultura, fin negli aspetti più concreti dell'esistenza: la percezione olfattiva (Basalaeva), la denominazione dello spazio (Bulygina, Tripol'skaja), o la "bistecca" quotidiana, descritta dai vocabolari italiani con interessanti quanto comiche variazioni riguardo alla sua collocazione entro i confini della natura o della cultura (Gobber).


Гроссмановский сборник. Наследие современного классика / Grossman Studies. The Legacy of a Contemporary Classic, a cura di M. Calusio, A. Krasnikova, P. Tosco, EduCatt, Milano 2016

What we present here is the third volume of this series, which explains the ambitious title we chose: Grossman Studies. As for the previous volumes, this too is the result of the re-elaboration of the texts presented during a conference: the third organized by the Study Center, which took place in September 2014, for the 50th anniversary of the writer's death, in Moscow, at the A. I. Solzhenitsyn House for the Russian Diaspora. The title of the conference – «Vasily Grossman's Heritage: Originality of a XX Century Classic» – inspired the title of the second part of our volume: «The Legacy of a Contemporary Classic». The assumption which lies at its foundation – and which was investigated by the participants at the conference – is that Grossman is not only a significant representative of a particular period in Russian history and literature, this is to say the Soviet period, but also a great contemporary classic, who is able to talk to today's people and created extremely innovative works from a philosophical and artistic point of view. He deservedly lives, together with Pasternak, Solzhenitsyn, Shalamov and his beloved Platonov, "in another time, in the eternally present time of the ‘classics', without which it would be much more difficult to experience our arduous present adequately and with dignity and to know it and appreciate it freely", as Vittorio Strada, one of the most distinguished voices of Russian studies in Italy, wrote in the essay that we publish here. The different papers by literary historians, philologists, linguists, philosophers, jurists, historians, teachers, are here presented in alphabetical order (first Cyrillic, then Latin). The edition is bilingual, in Russian and in English. Since it is primarily addressed to the Russian public, most of the essays are in Russian. The abstracts, on the other hand, are all in English so that even those who are not familiar with Russian language can understand the content of the papers presented here.


Ivan Ivanovič Sollertinskij, Musica e letteratura al tempo dell'Unione Sovietica. Saggi, a cura di Samuel Manzoni, LIM, Lucca 2016
Musicologo versatile e poliedrico, Ivan Ivanovič Sollertinskij (1902-1944) ha contraddistinto l'approccio critico della nascente società sovietica lungo poco più di vent'anni, esercitando una riconosciuta incidenza nell'analisi di opere e autori. Grazie a un'esposizione letteraria, quasi romanzata del materiale preso in esame, egli è riuscito a unire fenomeni all'apparenza distanti fra loro spaziando in modo omogeneo all'interno di tutte le arti. Dal sinfonismo dialogico-shakespeariano a quello monologico-byroniano, passando attraverso le "chaplinerie" mahleriane o le tinte fiamminghe di van Ostare e Bruegel presenti in Brahms, questo libro ripercorre l'analisi critica di alcuni dei suoi più celebri saggi, offrendo al lettore contemporaneo uno sguardo sincero sull'interpretazione artistico-culturale al tempo dell'Unione Sovietica. Talvolta menzionato per la longeva amicizia che lo legò al celebre compositore Dmitrij Šostakovič, il quale dedicò in sua memoria il Trio per pianoforte n. 2 op. 67, Sollertinskij è rimasto dimenticato per decenni a eccezion fatta per le postume raccolte a cura dell'amico e collega Michail Druskin. Sino a oggi nessun musicologo si era mai dedicato a indagini mirate su questa importante figura di intellettuale e musicologo sovietico, relativamente poco noto in Occidente, ma di risaputa importanza nella formazione di una conoscenza intellettuale d'avanguardia nella Russia degli anni '30.

Alessandro Amenta, Le parole e il silenzio. La poesia di Zuzanna Ginczanka e Krystyna Krahelska, Aracne Editrice, Roma 2016

Le poetesse polacche Zuzanna Ginczanka (1917–1944) e Krystyna Krahelska (1914–1944) sono accomunate da una "biografia simbolica", specchio di un'epoca tumultuosa e drammatica. La leggenda che circonda le loro vite ha lasciato un segno profondo nell'immaginario collettivo, ma ne ha messo in ombra l'opera letteraria e ne ha condizionato a lungo la ricezione. Il volume affronta la loro produzione poetica in ottica comparativa, analizzando le tematiche centrali e le principali soluzioni formali sullo sfondo del contesto culturale della Polonia tra gli anni Trenta e la Seconda Guerra Mondiale.


Antonio Civardi, Linguistic Variation Issues. Case and Agreement in Northern Russian Participial Constructions, Firenze University Press, Firenze 2016

This study offers a novel approach to a longstanding problem in Slavic Linguistics, the formal representation of the Northern Russian participial constructions in -n(o)/-t(o). Unlike previous works, the methodological stance adopted by the author focuses on singling out all the relevant patterns of variation and on pursuing a unified explanation for them. The key to the solution of the puzzle is the idea that the participial affix -n-/-t- and the agreement inflections are not just pieces of morphology inserted post-syntactically, but true heads that enter the computation and are able to manipulate the argumental roles of the verb and to check the EPP. The author's proposal is properly framed in the context of current debate on interlanguage variation.


Marco Puleri, Narrazioni ibride post-sovietiche. Per una letteratura ucraina di lingua russa, Firenze University Press, Firenze 2016

Alla luce dei drammatici eventi che hanno sconvolto l'Ucraina a partire dal novembre del 2013, l'ambizione dell'itinerario intrapreso all'interno di questo lavoro è quella di porsi come base per la formulazione di nuovi punti di contatto, per un dialogo tra tradizioni e culture che oggi vengono scosse ancora una volta dai moti della Storia. L'autore prende in esame i percorsi di auto-identificazione del fenomeno letterario ucraino di lingua russa. Con l'ausilio di interviste ad importanti esponenti del contesto letterario russofono ucraino, realizzate alla vigilia della cosiddetta 'crisi ucraina', si osserveranno da vicino le origini della natura marginale di queste 'narrazioni ibride post-sovietiche'.


Tema & Variazioni. Quaderni di Studi slavi. N. 1. Lo spazio e il tempo. Categorie filosofiche e forme narrative in area slava, a cura di E. Dammiano, E. Gironi Carnevale, E. Mari, O. Trukhanova, Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", Napoli 2016

Parlare di un testo, come di un'opera d'arte in genere, significa parlare di un corpo, ossia di un qualcosa che può essere collocato o definito in base a determinate coordinate spazio-temporali. Tali coordinate, la cui espressione è frutto delle diverse tensioni pragmatiche e spirituali che si avvicendano in epoche differenti, si originano sempre da un rapporto di tipo osmotico fra lo spazio ed il tempo, le cui (dis)articolazioni comportano altrettante (dis)locazioni. L'affermazione di un spatial turn così come di un temporal turn, non solo nel campo dei cultural studies, affonda le sue radici proprio nel superamento del principio secondo cui sarebbe possibile descrivere, citando Musil, «l'esuberante molteplicità della vita in una sola dimensione». Arte e realtà si trovano, allora, ad essere intrecciati nei luoghi delle diacronie temporali, i cui schemi si incrociano con quelli ermeneutici del lettore/fruitore contemporaneo. Lo spazio artistico-letterario come luogo depositario di immagini distillate dal tempo è, dunque, quello del corpo dell'opera d'arte, che si articola secondo le dinamiche di appartenenza e distanziazione al/dal multiforme corpo della realtà.


AA.VV., Ivan A. Gončarov. Neue Beiträge zu Werk und Wirkung, a cura di A. Hultsch, Böhlau Verlag, Köln-Weimar-Wien 2016

Il volume comprende i seguenti contributi: Oblomovka come anti-Itaca. A proposito della questione dell'"uomo odisseico" in Gončarov (P. Thiergen); Son Oblomova. Idillio, idillio fittizio o idillio frammentario? (M. Böhmig); Appello per un pensiero alternativo. Annotazione sulle potenzialità della ricezione dell'Oblomov di Gončarov (D. Schümann); Gončarov tra Dostoevskij, acqua e terra. Il punto di vista ceco (M. Gaži); Libero arbitrio vs oblomovščina (Y. Pörzgen); "Bol'še vsego jaykom čelovek prinadležit svoej nacii". I.A. Gončarov come patriota della lingua (A. Hultsch); Gončarov e il "nuovo dramma" russo. Oblom off di Michail Ugarov (A. Graf), "Lettera a Oblomov". Poeti ungheresi leggono Oblomov di Gončarov (A. Molnár). Concludono il volume la rassegna, curata da A. Hultsch, delle novità librarie in lingua tedesca dedicate a Gončarov a partire dal 1994, gli indici dei nomi e delle opere e l'elenco degli autori.


Gabriele Mazzitelli, Le pubblicazioni dell'Istituto per l'Europa orientale. Catalogo storico (1921-1944), Firenze University Press, Firenze 2016

Nella prima parte del volume si ricostruisce, anche sulla base di materiale d'archivio, la storia dell'Istituto per l'Europa orientale (Ipeo), fondato a Roma nel 1921, la cui attività fu caratterizzata da una notevole produzione editoriale che si lega strettamente alla nascita e allo sviluppo della slavistica italiana. Malgrado l'inevitabile convivenza con il fascismo e il piegarsi in qualche modo a una linea di condotta che soprattutto negli anni Trenta affiancò la politica del regime, l'attività dell'Ipeo fu improntata a un sincero desiderio di diffondere soprattutto la conoscenza di un mondo per molti aspetti ancora poco conosciuto nel contesto italiano. L'Ipeo operò fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando nel mutato contesto geopolitico determinato dalla fine del conflitto, vennero meno i finanziamenti governativi e anche i presupposti politici e culturali che ne avevano favorito la nascita. La seconda parte del volume è occupata dal Catalogo generale alfabetico di tutte le pubblicazioni dell'Ipeo, corredato da un Catalogo cronologico e dall'Indice degli autori, curatori, traduttori e prefatori.


AA.VV., L'Occident vu de Russie. Anthologie de la pensée russe de Karamzine à Poutine, a cura di Michel Niqueux (scelta, presentazione e traduzione), prefazione di Georges Nivat, Institut d'Études Slaves, Parigi 2016

À cheval sur l'Europe et l'Asie, qui l'envahirent à plusieurs reprises, sans héritage gréco-romain ou catholique, occidentalisée de force (dans ses couches supérieures) par Pierre le Grand qui, au début du XVIIIe siècle, «perça» une «fenêtre sur l'Europe», la Russie a fait de son rapport à l'Occident non seulement une question géopolitique, mais aussi existentielle et philosophique : il en va de son identité nationale, de son organisation sociale et politique, de son «âme» ou de sa «civilisation», et du lien de celle-ci avec les «valeurs universelles» des Lumières. Dès le début du XIXe siècle, écrivains et penseurs russes débattent, et se divisent, sur les voies du développement de la Russie : faut-il protéger la Russie du poison européen de l'athéisme et de la dépravation (M. Magnitski, 1820), sauver l'Europe de la décadence (A. Kraïevski, 1837), ou devenir des Russes d'esprit européen (V. Biélinski, 1841), et suivre le même chemin que l'Europe occidentale, en nous gardant de ses erreurs (N.Dobrolioubov, 1859), pour ensuite la rattraper et la dépasser comme le voulaient les bolcheviks ? La «révolution conservatrice» actuelle, qui se développe en réaction à la perestroïka, avec son anti-occidentalisme, la dénonciation de la décadence de l'Occident «pourri», le rejet du modèle libéral-démocratique pour une voie russe originale, ou eurasienne (A.Douguine, 2011), ne peut être comprise sans remonter aux débats de la première moitié du XIXe siècle, qui restent d'une étonnante actualité.


Viktor Krivulin, Concerto a richiesta e altre poesie, a cura di Marco Sabbatini, Passigli editori, Firenze 2016

Questa prima antologia italiana di Viktor Krivulin è rappresentativa dell'opera di una tra le personalità più carismatiche della Russia del secondo Novecento, testimone e partecipe del trapasso dalla realtà culturale sovietica a quella russa contemporanea. Sin dagli esordi, Krivulin si lascia ispirare dalla sua "città-musa", quella Leningrado-Pietroburgo dal passato drammatico e dal vissuto quotidiano austero che lo consegna all'universo sotterraneo della letteratura non conformista. Negli anni Settanta, i suoi versi intrisi di lirismi, slanci metafisici e quesiti storiosofici si nutrono di letture semiclandestine, forgiate nel prolifico underground culturale e diffuse in samizdat. Durante la Perestrojka si fa più nitido il motivo civile, il poeta è parte attiva del processo di democratizzazione del paese e nel 1991 è tra i promotori del ritorno al nome originario della città di San Pietroburgo. A partire da questo simbolico crocevia, l'ultimo Krivulin associa all'inclinazione culturologica una scrittura mutevole e imprevedibile; come in "Concerto a richiesta", la raccolta che dà il titolo alla presente antologia, dove alle suggestioni decadenti della Russia tardonovecentesca si sovrappongono l'esperimento linguistico, la decostruzione formale, la citazione estemporanea e una sempre meno velata ironia. (Premio Alpi Apuane, sezione 'Voci d'Europa' - traduzione letteraria, XXXIV edizione, anno 2016)

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