Si prega di inviare le segnalazioni con almeno una settimana di anticipo (entro il venerdì precedente), allegando un file con le principali informazioni (copertina, breve testo introduttivo, indicazioni bibliografiche, ecc.).

Segnalazioni editoriali

Ljudmila Petruševskaja, La bambina dell'hotel Metropole, traduzione di Giulia Marcucci e Claudia Zonghetti, Brioschi editore, Milano 2019

È con una penna graffiante che Ljudmila Petruševskaja restituisce la memoria di un’infanzia sovietica a cavallo della seconda guerra mondiale. Il filo dei ricordi si snoda in un quadro familiare ricco e stravagante, dove emergo l’affetto bruciante per il bisnonno Tato, tra i primi ad aderire alla causa bolscevica, le vibrazioni nostalgiche per una madre assente e l’ammirazione per nonno Kolja, il celebre linguista che tenne testa a Stalin. La piccola Ljudmila figura tra i tanti sfollati che nel gelo del 1941 lasciano Mosca per Kujbyšev, al riparo dalla linea del fronte. Con la nonna e la zia, la vita è segnata dagli stenti: cibo e cherosene sono razionati, il calore di un cappotto è un sogno. In più, su una famiglia come la loro, di “nemici del popolo”, pende anche la viltà dell’emarginazione sociale. A tutto questo, però, la piccola risponde con un disinvolto susseguirsi di avventure e ribellioni quotidiane che anticipano una vita di anticonformismo.

2018

A. Achilli, La lirica di Vasyl' Stus. Modernismo e intertestualità poetica nell'Ucraina del secondo Novecento, Firenze University Press, Firenze 2018

La poesia di Vasyl’ Stus (1938-1985) è uno dei più ricchi e complessi capitoli della storia letteraria dell’Ucraina tardo-sovietica. Frutto non solo del talento, ma anche dell’erudizione e della profonda consapevolezza culturale del suo autore, la lirica stusiana è un’eloquente dimostrazione della presenza di un importante filone modernista nella letteratura dell’underground ucraino dell’età della Stagnazione. Il Modernismo di Stus, ideale evoluzione della cultura poetica ucraina dei primi decenni del secolo, si nutre di un intenso dialogo intertestuale con la letteratura europea. Oltre al modello della poesia ucraina ottocentesca e primo-novecentesca, la ricezione stusiana della lirica russa e tedesca si rivela fondamentale per una piena comprensione del palinsesto letterario della sua opera, di cui si propone una lettura complessiva dagli esordi alle raccolte della maturità.


AA.VV., Russica Romana. Volume XXV, 2018, Fabrizio Serra Editore, Pisa-Roma 2018

www.libraweb.net/articoli.php?chiave=201807201&rivista=72


E. Mari, Fra il rurale e l’urbano. Paesaggio e cultura popolare a Pietroburgo, 1830-1917, UniversItalia, Roma 2018

Se lo spirito del socialismo avrebbe puntato utopisticamente alla formazione di una cultura prodotta e fruita dal proletariato, gli sforzi precedenti avevano teso a cooptare i rappresentanti meno politicizzati e più arrendevoli delle classi illetterate per farli aderire alle proprie categorie culturali contando su una sorta di abiura dell’identità di partenza. Tra Case del Popolo, teatri di piazza e in muratura, biblioteche di varia natura, società di temperanza, concerti gratuiti contestati, letture di cassetta, iconografie di natura ‘alta’ e ‘bassa’, festeggiamenti sacri e profani, fughe dalla città verso il verde, conflittuali realtà urbane e rurali, questo libro accompagna, tra costanti passaggi di confine e contaminazioni culturali, in un percorso articolato, basato su ricchissime e impeccabili documentazioni e impostato su rigorose basi teoriche. Una Pietroburgo ancora scarsamente indagata e tutta da scoprire. (Dalla prefazione di G. P. Piretto)


A. Lunačarskij, Oliver Cromwell, a cura e traduzione di Cesare G. De Michelis, Stilo, Bari 2018

Il melodramma storico Oliver Cromwell (1919) di Anatolij Lunačarskij, Commissario del popolo per l’Istruzione del primo Governo sovietico, è uno dei testi più significativi dei ‘misteri rivoluzionari’ dell’Ottobre teatrale. La proiezione ideale della rivoluzione inglese del ’600 su quella bolscevica dell’Ottobre 1917 nasce sulla scorta d’una visione storiografica stabilizzata dal succedersi delle Rivoluzioni in Europa: quella puritana attrasse Lunačarskij anche per via della sua tendenza a vedere nel socialismo una nuova ‘religione’ dell’Umanità. Un rinnovato esercizio di teopoiesi, nel quale s’intrecciano motivi politici, sociali e culturali (inclusa una nota di massoneria). La singolare figura intellettuale e politica dell’Autore, che ebbe con Lenin e col Partito bolscevico uno stretto rapporto sempre nutrito di discussioni teoriche, e la valenza storica del suo Eroe, indussero la rappresentazione del testo – ormai semidimenticato – in Cecoslovacchia, nei mesi cruciali della ‘Primavera di Praga’.


D. Possamai, Al crocevia dei due millenni. Viaggio nella letteratura russa contemporanea, Esedra, Padova 2018

L’autrice propone al lettore un itinerario ragionato nel variegato e multiforme panorama della prosa russa dagli anni ’90 del secolo scorso a oggi. Talvolta volge lo sguardo anche verso esperienze letterarie precedenti allo scopo di reperire quelle linee di continuità o discontinuità che dalla prima metà del travagliato Novecento russo si spingono fino ai nostri giorni. Da Konstantin Vaginov a Saša Sokolov, da Aleksandr Vvedenskij a Lev Rubinštejn, da Dmitrij Furmanov a Viktor Pelevin, per giungere sino al sequel dei Guardiani di Sergej Luk’janenko, il percorso si snoda lungo un asse cronologico virtuale che va dal modernismo al postmodernismo, dalla letteratura “alta” ai nuovi fenomeni di massa quali la fantasy russa. Il percorso si chiude nel nuovo millennio con l’analisi dello slittamento della forma “romanzo” verso configurazioni distopiche, ucroniche e futurologiche, ponendo in risalto le differenti coloriture più o meno fantastiche assunte dalle opere di scrittori, tra di loro profondamente diversi, quali Michail Elizarov, Viktor Pelevin, Ol’ga Slavnikova, Vladimir Sorokin, Evgenij Vodolazkin e altri.


M. Sabbatini, Viktor Nekrasov e l'Italia. Uno scrittore sovietico nel dibattito intellettuale degli anni Cinquanta, Universitas Studiorum, Mantova 2018

Viktor Platonovič Nekrasov (Kiev 1911 – Parigi 1987) noto ai lettori sovietici con il romanzo Nelle trincee di Stalingrado (premio Stalin, 1947), si distingue come una voce originale del disgelo chruscioviano, grazie alle novelle Nella città natale (1954) e Kira Georgievna (1961) e ai discussi resoconti di viaggio, Prima conoscenza (1958) e Di qua e di là dall’oceano (1962). Il dialogo con l’Occidente, la denuncia dell’antisemitismo sovietico e le posizioni di dissenso lo avrebbero costretto all’emigrazione nel 1974. Attraverso gli scritti nekrasoviani, i documenti di archivio e i testi di critica, si ripercorrono le vicende dell'autore nel passaggio cruciale della sua evoluzione letteraria, legata al dibattito intellettuale italo-sovietico degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta. Nel confronto con figure del calibro di Carlo Levi e Pier Paolo Pasolini si consolida in Nekrasov l’idea di scrittura come personale forma d’impegno civile, come incessante ricerca della verità sull’uomo e sul suo tempo.


Testo e immagine. Riflessioni su letteratura e arti visive, a cura di C. Scandura, E. Mari, Edizioni Nuova Cultura, Roma 2018

Nel suo pregnante Majakovskij e il teatro russo di avanguardia (Torino 1959), Ripellino sottolinea come i rapporti fra arte e letteratura siano particolarmente intensi in Russia alla vigilia della rivoluzione di Ottobre e come poeti e artisti si siano reciprocamente influenzati in uno straordinario caleidoscopio creativo. Burljuk e Majakovskij avevano studiato insieme all’Istituto di pittura, scultura e architettura di Mosca, Kručenych, Kamenskij, Chlebnikov, Zabolockij si interessavano di arte, quando non disegnavano in prima persona, e da parte loro, parecchi pittori, Filonov, Malevič, Ol’ga Rozanova, solo per fare alcuni nomi, si dedicarono alla composizione poetica.
Partendo da questo assunto, il dottorato in “Scienze del testo” della Sapienza ha proposto ai giovani studiosi un ciclo di seminari dal titolo “Testo e immagine” nell’intento di approfondire il tema, allargandone i limiti spazio-temporali. Un ulteriore spunto lo hanno fornito le nuove ricerche estetiche sull’arte e in particolare la tesi sulla possibilità di definire l’opera d’arte in base alle relazioni che la legano a elementi che l’occhio non può cogliere, enunciata da Arthur Danto nel suo La trasfigurazione del banale (Bari 2008).
Per non disperdere un ricco patrimonio di studi, abbiamo raccolto i testi delle lezioni, aggiungendone anche altre di argomento analogo, nel volume Testo e immagine. Studi di cultura russa, proponendo così un “viaggio” tra arte e letteratura che spazia dalla visione storico-filosofica dell’Ottocento, all’espressionismo astratto, agli ultimi gruppi di avanguardia, dalla visione realista-socialista degli anni Trenta, al concettualismo e al postmodernismo degli anni 90 del Novecento.


Vasily Grossman. A Writer's Freedom, a cura di A. Bonola, G. Maddalena, McGill-Queen's University Press, Montreal & Kingston - London - Chicago 2018

Vasily Grossman (1905-1964) was a successful Soviet author and journalist, but he is more often recognized in the West as Russian literature's leading dissident. How do we account for this paradox?
In the first collection of essays to explore the Russian author's life and works in English, leading experts present recent multidisciplinary research on Grossman's experiences, his place in the history of Russian literature, key themes in his writing, and the wider implications of his life and work in the realms of philosophy and politics. Born into a Jewish family in Berdychiv, Grossman was initially a supporter of the ideals of the Russian Revolution and the new Soviet state. During the Second World War, he worked as a correspondent for the Red Army newspaper and was the first journalist to write about the Nazi extermination camps. As a witness to the daily violence of the Soviet regime, Grossman became more and more aware of the nature and forms of totalitarian coercion, which gradually alienated him from the Soviet regime and earned him a reputation for dissidence.
A survey of the remarkable accomplishments and legacy left by this controversial and contradictory figure, Vasily Grossman reveals a writer's power to express freedom even under totalitarianism.


Tema & Variazioni. Quaderni di Studi Slavi. n. 2. (S)confinamenti. Rapporti fra letteratura e arti figurative in area slava, a cura e traduzione di E. Dammiano, E. Gironi Carnevale, E. Mari, O. Trukhanova, UniversItalia, Roma 2018

La necessità di un allargamento degli orizzonti analitici della slavistica è stato già spunto di riflessione per un articolo di Gian Piero Piretto («eSamizdat», 2007), nel quale si rilevava l'importanza di un approccio analitico fondato in misura maggiore sull'interdisciplinarietà e sulla comparatistica. In un altro ambito, lo stesso semiologo Paolo Fabbri richiamava l'attenzione sull'importanza di uno sguardo che fosse semiotico, ossia capace di posarsi in egual modo su una società, su un testo o su un'immagine. Riprendendo tali spunti, per il secondo numero della collana "Tema& Variazioni" – concepito come una monografia collettiva di giovani ricercatori in diverse aree della slavistica (russistica, ucrainistica, boemistica) – si è inteso (ri)partire dai molteplici rapporti intersemiotici che interessano la scrittura letteraria e le arti figurative (pittura, grafica, architettura), sia nel senso di una contaminazione di modelli e forme espressive, ovvero dell'uso "mutante" dei segni linguistici e visivi, sia nell'ottica di un conflitto di rappresentazioni.


J. Polonskij, La promessa sposa dell'inverno. Fiabe in versi e altre poesie, a cura e traduzione di P. Dusi, Liberedizioni, Brescia 2018

Traduzione di poesie di Jakov P. Polonskij, suggerite dal saggio di Innokentij F. Annenskij Le poesie di Polonskij come materiale pedagogico. Liriche adatte a bambini e adolescenti, ma anche a tutti i lettori sensibili disposti a lasciarsi coinvolgere dalla fantasia. Testo Saggi introduttivi di S. Garzonio e L. Jakimova. Illustrazioni di G. Ganzerla.


Marie Bashkirtseff. Viaggio sentimentale con vedute napoletane, a cura di D. Di Leo e E. Gironi Carnevale, UniversItalia, Roma 2018

Il volume raccoglie le relazioni presentate al Colloquio internazionale Marie Bashkirtseff. Viaggio sentimentale con vedute napoletane / Sentimental’noe putešestvie s neapolitanskimi vpečatlenijami (Napoli, 15-16 settembre 2016), al quale hanno partecipato studiosi e cultori di Marie Bashkirtseff (Marija Baškirceva) provenienti non soltanto dalla Russia, dalla Francia e dall’Italia, ma anche dalla Svizzera, dagli Stati Uniti e dalla Nuova Zelanda.


Marija Baškirceva. Sentimental’noe putešestvie s neapolitanskimi vpečatlenijami, a cura di E. Mari e O. Truchanova, UniversItalia, Roma 2018

Artista poliedrica, la Bashkirtseff è stata autrice di un Journal (1887) che ha avuto una straordinaria diffusione attraverso numerose riedizioni e traduzioni. L’autrice vi annotava ogni dettaglio della sua vita, dei suoi incontri amorosi e mondani, delle sue aspirazioni e delusioni artistiche, delle sue cangianti passioni ed emozioni. Le sue due soste a Napoli rappresentano solo una parentesi nei suoi viaggi movimentati, nei quali era sempre accompagnata dalla madre non meno ambiziosa di lei.


Marie Bashkirtseff. Voyage sentimental avec vues de Naples, a cura di E. Dammiano, UniversItalia, Roma 2018

I contributi sono proposti all’attenzione dei lettori nelle tre lingue del convegno (italiano, russo e francese) e divisi in tre sezioni per favorire una più agevole consultazione. A conclusione di ogni volume è posta una bibliografia delle opere di finzione e di critica dedicate alla Baškirceva preceduta da un’Appendice di Tavole e Illustrazioni.


A. Pristavkin, Inseparabili. Due gemelli nel Caucaso, a cura e traduzione di P. Deotto, Guerini e Associati, Milano 2018

Lo scrittore, prendendo spunto da un'esperienza autobiografica, ricostruisce la tragedia della guerra (il romanzo è ambientato nel 1944) attraverso gli occhi di due undicenni, i gemelli Kuz'min. Sullo sfondo delle vicende personali dei due gemelli si delinea una tragedia nella tragedia che Pristavkin rievoca in tutta la sua drammaticità: la deportazione forzata di interi popoli dalle proprie terre di origine.
Saška e Kol'ka Kuz'min, trasferiti insieme ad altri cinquecento ragazzi da un orfanotrofio della periferia di Mosca nel Caucaso, che ai loro occhi appare come una terra meravigliosa, zeppa di stanze del pane dove mangiare a sazietà, si ritrovano ben presto coinvolti nelle tragiche vicende conseguenti alla deportazione forzata dei ceceni accusati di tradimento e collaborazionismo con il nemico. Il contrasto tra il mondo scintillante e luminoso, promosso dalla propaganda staliniana, e le condizioni di vita reali dei due Kuz'min e degli altri orfani, trattati, salvo rare eccezioni, con indifferenza e considerati semplici pedine da utilizzare per la realizzazione di progetti inimmaginabili, disorienta e lascia sconcertati. Pristavkin invita a riflettere sull'insensatezza della guerra e della violenza e sull'importanza del confronto e del dialogo per una coesistenza pacifica tra i popoli.


G. Demidov, Vite spezzate. Storie di uomini e di donne nel terrore staliniano, a cura e traduzione di F. Fici, Le Lettere, Firenze 2018

Il direttore di un istituto di ricerca, una guardia armata nell'estremo Nord siberiano, due cantanti d'Opera in una stazione di transito sono i protagonisti delle tre storie raccolte in questo volume. Scritte tra il 1964 e il 1978, sequestrate e poi rimaste a lungo negli archivi del KGB, e comunque ritenute "inadatte" al lettore russo, rappresentano un tassello essenziale per conoscere la letteratura russa del secolo trascorso. In esse troviamo alcuni temi della grande letteratura: l'amore e la pena per il distacco dalle persone amate; la crudeltà verso gli inermi; l'assurdità dei talenti sprecati; la follia; la pena di uomini e di donne che una catapulta ha scagliato fuori dall'umana esistenza.

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