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Segnalazioni editoriali

Segnalazioni editoriali

A. Shibarova, A. Yarin, Raz, dva, tri!. Corso di lingua russa, vol. 1, a cura di E. Freda Piredda, A. Krasnikova, Hoepli, Milano 2019

La comunicazione verbale è un fenomeno molto complesso, ma naturale, e il manuale "Raz, dva tri!" vuole attivarne fin dalle prime pagine le molteplici dimensioni in una lingua ancora sconosciuta a chi lo utilizzerà: il russo. Un compito arduo, che i due autori madrelingua, Anna Shibarova e Aleksandr Yarin, affrontano con competenza, leggerezza, intelligenza, senso dello humour. Il risultato è un manuale davvero "comunicativo". "Raz, dva, tra", pensato per circa 100-120 ore accademiche (livello A2 del Quadro Comune Europeo di riferimento per le Lingue), nasce dal lavoro della Cattedra di Slavistica dell'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera, ed è stato adattato per gli apprendenti italiani da E. Freda Piredda e A. Krasnikova, docenti di lingua russa dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

AA.VV., Русское присутствие в Италии в первой половине ХХ века. Энциклопедия, a cura di А. д'Амелия, Д. Рицци, Политическая энциклопедия, Москва 2019

Энциклопедия «Русское присутствие в Италии в первой половине ХХ века» призвана воссоздать подробную картину итальянской эпохи в судьбе первой волны русской эмиграции, восстановить забытые страницы жизни русской общины, в том числе ее взаимодействия с итальянским обществом и культурой. Благодаря энциклопедии, составленной известными итальянскими учеными-славистами, становится понятной реальная картина существования «русского мира» в Италии, его влияния на культурную и общественно-политическую жизнь страны, а также на общеевропейскую эмиграцию.


Н. Малютина, А. Маронь, Проблема культурной (само)идентификации героя в новейшей постсоветской драме, Collegium Colombinum, Kraków 2019

Rid Gračëv, Adamčik. Un eroe neorealista nella Russia sovietica, a cura di Marco Sabbatini, traduzione di M. Capossela, Pisa University Press, Pisa 2019

Rid Gračëv (1935-2004), prosatore, poeta e saggista, agli inizi de­gli anni Sessanta è una delle grandi promesse della letteratura di Leningrado. Vera Panova lo celebra come il più brillante auto­re della nuova generazione. I contemporanei, tra cui Andrej Bi­tov, Iosif Brodskij e Sergej Dovlatov ne riconoscono l’indiscusso talento, ma la sua consacrazione a metà anni Sessanta è vani­ficata da due forze ineffabili: la censura e la pazzia. Adamčik, il suo testo narrativo più emblematico, non sarà mai pubblica­to in URSS. Scritto nel 1962, è una rivisitazione neorealista del “piccolo uomo” di tradizione pietroburghese, un “piccolo Ada­mo” calato in una sovietica quotidianità operaia e alienante. Per Rid Gračëv la nevrosi esistenziale dei suoi eroi-Sisifo muterà presto in psicosi personale. La sua parabola letteraria, dissoltasi nell’anonimato, merita di essere riscoperta, dando voce qui a una delle pagine meno note e più originali della narrativa russa del secondo Novecento.


D. Fanciullo, Temporal expression in nominals. Tripartite deictics in the Bulgarian Rhodope dialects, Peter Lang, Bern, Switzerland 2019

Il volume (in inglese) presenta l'analisi dei deittici tripartiti nel dialetto bulgaro dei Rodopi e precisamente l'uso delle tre forme determinative -s, -t e -n associate ai nominali. L'autore esplora il dominio del valore temporale nella struttura nominale di altre lingue, per la maggior parte non Indoeuropee, per comprendere la relazione tra il parlante, il destinatario, l'interpretazione temporale e le conseguenze sulla morfosintassi. Viene dimostrato che la scelta dei valori temporali e semantici dei deittici nelle parlate dei Rodopi è basata su fattori cognitivi e contestuali. I dati raccolti, che comprendono anche dati di prima mano, sono supportati da un'analisi qualitativa e quantitativa. Lo scopo di questa ricerca è quello di contribuire al processo di creazione della teoria dell'espressione temporale nei nominali, che potrà essere utile anche in prospettiva tipologica e nell'ambito della linguistica slava.


AA.VV., Arturo Cronia. L'eredità di un Maestro a cinquant'anni dalla scomparsa, a cura di Rosanna Benacchio, Monica Fin, Esedra, Padova 2019

Si pubblicano qui gli Atti del Convegno dedicato ad Arturo Cronia (1896-1967), tenutosi nel novembre 2017 a Padova per rendere omaggio, a cinquant’anni dalla scomparsa, all’illustre studioso zaratino, annoverato tra i padri fondatori della slavistica italiana, che per trent’anni ha esercitato il suo magistero presso l’Ateneo di Padova. Attraverso gli studi qui raccolti viene messa in luce l’importanza che la figura scientifica di Arturo Cronia ha avuto e ha tuttora nei diversi settori degli studi slavistici, e in particolare serbo-croatistici, in cui ha operato. Viene posto l’accento anche sull’ impegno profuso da Cronia per la costituzione della Biblioteca dell’Istituto di Filologia slava e vengono messe in luce le sue non comuni doti di docente testimoniate anche dalle numerose tesi di laurea condotte sotto la sua guida competente e generosa.


I. Vishnevetsky, Leningrad. Racconto, a cura di D. Rizzi, L. Ruvoletto, traduzione di P. Bertini, G. Falcomer, A. Migliorini, M.V. Nicolis, Cafoscarina, Venezia 2019

L’autore (1964) 
è un poeta e scrittore russo che vive a Pittsburgh, in Pennsylvania. Ha pubblicato dieci volumi di versi e prosa, alcuni dei quali sono stati tradotti in altre lingue. È anche autore di saggi di storia della letteratura e della musica, e di un lungometraggio sul soggetto di "Leningrad". Pubblicata per la prima volta nel 2010, quest’opera è stata definita «un cupo postscriptum all’Età d’argento russa». Il testo si configura come una raccolta di «citazioni dirette e modificate che narrano fatti realmente accaduti o frutto di fantasia»: sezioni narrative si alternano a frammenti di diari e lettere, documenti ufficiali a intermezzi in versi, ricostruzioni storico-linguistiche a passi della liturgia sacra. 
In appendice, una mistificazione: una raccolta di dodici brevi componimenti realizzati da un autore fittizio, il poeta post simbolista Arsenij Tatiščev. "Leningrad" ha ricevuto i premi letterari Novyj Mir (2010) e NOS-Novaja Slovesnost’ (2011).


Ljudmila Petruševskaja, La bambina dell'hotel Metropole, traduzione di Giulia Marcucci e Claudia Zonghetti, Brioschi editore, Milano 2019

È con una penna graffiante che Ljudmila Petruševskaja restituisce la memoria di un’infanzia sovietica a cavallo della seconda guerra mondiale. Il filo dei ricordi si snoda in un quadro familiare ricco e stravagante, dove emergo l’affetto bruciante per il bisnonno Tato, tra i primi ad aderire alla causa bolscevica, le vibrazioni nostalgiche per una madre assente e l’ammirazione per nonno Kolja, il celebre linguista che tenne testa a Stalin. La piccola Ljudmila figura tra i tanti sfollati che nel gelo del 1941 lasciano Mosca per Kujbyšev, al riparo dalla linea del fronte. Con la nonna e la zia, la vita è segnata dagli stenti: cibo e cherosene sono razionati, il calore di un cappotto è un sogno. In più, su una famiglia come la loro, di “nemici del popolo”, pende anche la viltà dell’emarginazione sociale. A tutto questo, però, la piccola risponde con un disinvolto susseguirsi di avventure e ribellioni quotidiane che anticipano una vita di anticonformismo.

2018

A. Achilli, La lirica di Vasyl' Stus. Modernismo e intertestualità poetica nell'Ucraina del secondo Novecento, Firenze University Press, Firenze 2018

La poesia di Vasyl’ Stus (1938-1985) è uno dei più ricchi e complessi capitoli della storia letteraria dell’Ucraina tardo-sovietica. Frutto non solo del talento, ma anche dell’erudizione e della profonda consapevolezza culturale del suo autore, la lirica stusiana è un’eloquente dimostrazione della presenza di un importante filone modernista nella letteratura dell’underground ucraino dell’età della Stagnazione. Il Modernismo di Stus, ideale evoluzione della cultura poetica ucraina dei primi decenni del secolo, si nutre di un intenso dialogo intertestuale con la letteratura europea. Oltre al modello della poesia ucraina ottocentesca e primo-novecentesca, la ricezione stusiana della lirica russa e tedesca si rivela fondamentale per una piena comprensione del palinsesto letterario della sua opera, di cui si propone una lettura complessiva dagli esordi alle raccolte della maturità.


AA.VV., Russica Romana. Volume XXV, 2018, Fabrizio Serra Editore, Pisa-Roma 2018

www.libraweb.net/articoli.php?chiave=201807201&rivista=72


E. Mari, Fra il rurale e l’urbano. Paesaggio e cultura popolare a Pietroburgo, 1830-1917, UniversItalia, Roma 2018

Se lo spirito del socialismo avrebbe puntato utopisticamente alla formazione di una cultura prodotta e fruita dal proletariato, gli sforzi precedenti avevano teso a cooptare i rappresentanti meno politicizzati e più arrendevoli delle classi illetterate per farli aderire alle proprie categorie culturali contando su una sorta di abiura dell’identità di partenza. Tra Case del Popolo, teatri di piazza e in muratura, biblioteche di varia natura, società di temperanza, concerti gratuiti contestati, letture di cassetta, iconografie di natura ‘alta’ e ‘bassa’, festeggiamenti sacri e profani, fughe dalla città verso il verde, conflittuali realtà urbane e rurali, questo libro accompagna, tra costanti passaggi di confine e contaminazioni culturali, in un percorso articolato, basato su ricchissime e impeccabili documentazioni e impostato su rigorose basi teoriche. Una Pietroburgo ancora scarsamente indagata e tutta da scoprire. (Dalla prefazione di G. P. Piretto)


A. Lunačarskij, Oliver Cromwell, a cura e traduzione di Cesare G. De Michelis, Stilo, Bari 2018

Il melodramma storico Oliver Cromwell (1919) di Anatolij Lunačarskij, Commissario del popolo per l’Istruzione del primo Governo sovietico, è uno dei testi più significativi dei ‘misteri rivoluzionari’ dell’Ottobre teatrale. La proiezione ideale della rivoluzione inglese del ’600 su quella bolscevica dell’Ottobre 1917 nasce sulla scorta d’una visione storiografica stabilizzata dal succedersi delle Rivoluzioni in Europa: quella puritana attrasse Lunačarskij anche per via della sua tendenza a vedere nel socialismo una nuova ‘religione’ dell’Umanità. Un rinnovato esercizio di teopoiesi, nel quale s’intrecciano motivi politici, sociali e culturali (inclusa una nota di massoneria). La singolare figura intellettuale e politica dell’Autore, che ebbe con Lenin e col Partito bolscevico uno stretto rapporto sempre nutrito di discussioni teoriche, e la valenza storica del suo Eroe, indussero la rappresentazione del testo – ormai semidimenticato – in Cecoslovacchia, nei mesi cruciali della ‘Primavera di Praga’.


D. Possamai, Al crocevia dei due millenni. Viaggio nella letteratura russa contemporanea, Esedra, Padova 2018

L’autrice propone al lettore un itinerario ragionato nel variegato e multiforme panorama della prosa russa dagli anni ’90 del secolo scorso a oggi. Talvolta volge lo sguardo anche verso esperienze letterarie precedenti allo scopo di reperire quelle linee di continuità o discontinuità che dalla prima metà del travagliato Novecento russo si spingono fino ai nostri giorni. Da Konstantin Vaginov a Saša Sokolov, da Aleksandr Vvedenskij a Lev Rubinštejn, da Dmitrij Furmanov a Viktor Pelevin, per giungere sino al sequel dei Guardiani di Sergej Luk’janenko, il percorso si snoda lungo un asse cronologico virtuale che va dal modernismo al postmodernismo, dalla letteratura “alta” ai nuovi fenomeni di massa quali la fantasy russa. Il percorso si chiude nel nuovo millennio con l’analisi dello slittamento della forma “romanzo” verso configurazioni distopiche, ucroniche e futurologiche, ponendo in risalto le differenti coloriture più o meno fantastiche assunte dalle opere di scrittori, tra di loro profondamente diversi, quali Michail Elizarov, Viktor Pelevin, Ol’ga Slavnikova, Vladimir Sorokin, Evgenij Vodolazkin e altri.


M. Sabbatini, Viktor Nekrasov e l'Italia. Uno scrittore sovietico nel dibattito intellettuale degli anni Cinquanta, Universitas Studiorum, Mantova 2018

Viktor Platonovič Nekrasov (Kiev 1911 – Parigi 1987) noto ai lettori sovietici con il romanzo Nelle trincee di Stalingrado (premio Stalin, 1947), si distingue come una voce originale del disgelo chruscioviano, grazie alle novelle Nella città natale (1954) e Kira Georgievna (1961) e ai discussi resoconti di viaggio, Prima conoscenza (1958) e Di qua e di là dall’oceano (1962). Il dialogo con l’Occidente, la denuncia dell’antisemitismo sovietico e le posizioni di dissenso lo avrebbero costretto all’emigrazione nel 1974. Attraverso gli scritti nekrasoviani, i documenti di archivio e i testi di critica, si ripercorrono le vicende dell'autore nel passaggio cruciale della sua evoluzione letteraria, legata al dibattito intellettuale italo-sovietico degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta. Nel confronto con figure del calibro di Carlo Levi e Pier Paolo Pasolini si consolida in Nekrasov l’idea di scrittura come personale forma d’impegno civile, come incessante ricerca della verità sull’uomo e sul suo tempo.


Testo e immagine. Riflessioni su letteratura e arti visive, a cura di C. Scandura, E. Mari, Edizioni Nuova Cultura, Roma 2018

Nel suo pregnante Majakovskij e il teatro russo di avanguardia (Torino 1959), Ripellino sottolinea come i rapporti fra arte e letteratura siano particolarmente intensi in Russia alla vigilia della rivoluzione di Ottobre e come poeti e artisti si siano reciprocamente influenzati in uno straordinario caleidoscopio creativo. Burljuk e Majakovskij avevano studiato insieme all’Istituto di pittura, scultura e architettura di Mosca, Kručenych, Kamenskij, Chlebnikov, Zabolockij si interessavano di arte, quando non disegnavano in prima persona, e da parte loro, parecchi pittori, Filonov, Malevič, Ol’ga Rozanova, solo per fare alcuni nomi, si dedicarono alla composizione poetica.
Partendo da questo assunto, il dottorato in “Scienze del testo” della Sapienza ha proposto ai giovani studiosi un ciclo di seminari dal titolo “Testo e immagine” nell’intento di approfondire il tema, allargandone i limiti spazio-temporali. Un ulteriore spunto lo hanno fornito le nuove ricerche estetiche sull’arte e in particolare la tesi sulla possibilità di definire l’opera d’arte in base alle relazioni che la legano a elementi che l’occhio non può cogliere, enunciata da Arthur Danto nel suo La trasfigurazione del banale (Bari 2008).
Per non disperdere un ricco patrimonio di studi, abbiamo raccolto i testi delle lezioni, aggiungendone anche altre di argomento analogo, nel volume Testo e immagine. Studi di cultura russa, proponendo così un “viaggio” tra arte e letteratura che spazia dalla visione storico-filosofica dell’Ottocento, all’espressionismo astratto, agli ultimi gruppi di avanguardia, dalla visione realista-socialista degli anni Trenta, al concettualismo e al postmodernismo degli anni 90 del Novecento.


Vasily Grossman. A Writer's Freedom, a cura di A. Bonola, G. Maddalena, McGill-Queen's University Press, Montreal & Kingston - London - Chicago 2018

Vasily Grossman (1905-1964) was a successful Soviet author and journalist, but he is more often recognized in the West as Russian literature's leading dissident. How do we account for this paradox?
In the first collection of essays to explore the Russian author's life and works in English, leading experts present recent multidisciplinary research on Grossman's experiences, his place in the history of Russian literature, key themes in his writing, and the wider implications of his life and work in the realms of philosophy and politics. Born into a Jewish family in Berdychiv, Grossman was initially a supporter of the ideals of the Russian Revolution and the new Soviet state. During the Second World War, he worked as a correspondent for the Red Army newspaper and was the first journalist to write about the Nazi extermination camps. As a witness to the daily violence of the Soviet regime, Grossman became more and more aware of the nature and forms of totalitarian coercion, which gradually alienated him from the Soviet regime and earned him a reputation for dissidence.
A survey of the remarkable accomplishments and legacy left by this controversial and contradictory figure, Vasily Grossman reveals a writer's power to express freedom even under totalitarianism.

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