Si prega di inviare le segnalazioni con almeno una settimana di anticipo (entro il venerdì precedente), allegando un file con le principali informazioni (copertina, breve testo introduttivo, indicazioni bibliografiche, ecc.).

Segnalazioni editoriali

2015

Salvatore Del Gaudio, Mini-dizionario degli italianismi in ucraino, Buraho, Kiev 2015

Per una eventuale acquisizione di una copia e minimo contributo di stampa, ci si può rivolgere all'autore:


Elena Fanajlova, Lena e la gente. Poemi e poesie 2003-2014, a cura e traduzione di Claudia Scandura, Gattomerlino, Roma 2015

Dalla quarta di copertina: La Fondazione Brodskij prese avvio nell’autunno del 1995, quando il poeta Iosif Brodskij, premio Nobel per la letteratura nel 1987, si recò dall’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli per sottoporgli un progetto che aveva molto a cuore: la creazione di un’Accademia russa su modello di quella americana, presso la quale lui stesso aveva soggiornato varie volte, ispirandosi a quell’antica città come molti artisti e scrittori russi che l’avevano scelta come patria di elezione a partire dal Settecento. La morte improvvisa del poeta nel gennaio del 1996 cambiò il corso di quel progetto. Nei giorni successivi alla scomparsa di Brodskij un gruppo di amici, per dare immediata realizzazione al pensiero del poeta, decise di creare un fondo in suo onore. Nacque così una fondazione con sede principale a New York, la Joseph Brodsky Memorial Fellowship Fund e una sede italiana a Roma, l’Associazione Joseph Brodsky.

2014

Nikolaj Michajlovič Karamzin, Lettere di un viaggiatore russo, a cura di S. Pavan, traduzione di M. Olsuf'eva, Rosslyn-Dom, ebook 2014

Le "Lettere di un viaggiatore russo" costituiscono un genere letterario ibrido. Lettere, diario, resoconto, memorie e narrazione concorrono a formare un testo sincretico, dove realtà e finzione, pensiero filosofico e immaginazione, contemporaneità e passato si mescolano in modo indissolubile, sino a creare un insieme di aspetti peculiarmente indivisibili. Leggerle significa viaggiare idealmente nell’Europa della fine del XVIII secolo, e il lettore “viaggia” attraverso i dialoghi tra Karamzin e gli uomini che egli incontra, talvolta di persona e talvolta in un dialogo con i morti, sollecitato dal luogo in cui egli si trova; il lettore, per interposta persona, sente le voci di Kant, Nicolai, Herder, Wieland, Rousseau, Young, Gellert, Gessner, Wieland, Thomson, in un elenco senza ordine, dettato dalla geografia e non dalla storia. Quella qui presentata è la prima traduzione in italiano, di Marija Olsuf’eva, riveduta e annotata da Stefania Pavan.

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